anello gravel Verona
Ci sono percorsi che segui perché portano in un luogo preciso. E ce ne sono altri che hanno senso proprio perché, mentre pedali, il territorio continua a cambiare.
Questo “anello gravel Verona loop” appartiene alla seconda categoria.
Sono circa 80 chilometri attraverso la provincia di Verona, partendo dalla zona di Bussolengo e attraversando Sandrà, Valeggio, Villafranca, Povegliano, Castel d’Azzano, la pianura verso Zevio e poi nuovamente Verona, prima di chiudere il giro verso ovest.
Sulla carta sembrano soltanto nomi di paesi. In bicicletta diventano invece paesaggi completamente diversi. Si passa dalle colline moreniche ai vigneti, dalle strade di campagna alle risorgive, dai lunghi rettilinei della pianura agli sterrati lungo l’Adige. Ed è proprio questa continua trasformazione a rendere il percorso interessante.
Da Bussolengo verso Sandrà: si lasciano l’Adige e la città
Lasciata Bussolengo, il paesaggio comincia quasi subito a cambiare. La zona dell’Adige resta alle spalle e la strada entra lentamente nella campagna tra Bussolengo, Sona e Sandrà. Qui non si pedala ancora sulla grande pianura veronese.
Il terreno è leggermente mosso, le strade salgono e scendono senza mai diventare impegnative e intorno compaiono vigneti, corti agricole e piccoli nuclei abitati. È il paesaggio delle colline moreniche del Garda, modellate anticamente dal ghiacciaio del Benaco e oggi percorse da numerosi itinerari cicloturistici. L’Anello Terre del Custoza attraversa proprio questa zona collegando Bussolengo, Sona, Valeggio e Villafranca.
La bicicletta qui scorre veloce. Ma non troppo.
Perché continuamente viene voglia di guardare a destra e sinistra: una corte, una fila di viti, una strada bianca che sparisce tra i campi. È già evidente che questo non sarà un giro monotono.

Sandrà e la campagna verso Valeggio
Dopo Sandrà il percorso continua a cercare le strade minori.
È una parte del giro nella quale la gravel ha davvero senso: non perché servano particolari capacità tecniche, ma perché permette di utilizzare quella rete di strade agricole, asfalti secondari e brevi sterrati che collega i paesi senza dover seguire la viabilità principale. Gradualmente il territorio si apre. Le colline diventano più dolci, i vigneti continuano ad accompagnare il percorso e ci si avvicina alle Terre del Custoza.
È uno dei punti in cui si percepisce meglio il passaggio tra il Garda e la pianura. Dietro rimangono le colline. Davanti comincia ad aprirsi l’orizzonte.

Valeggio: qui cambia il viaggio
Arrivare nella zona di Valeggio significa entrare in un altro sistema ciclabile.
Da qui parte infatti la Ciclovia delle Risorgive, circa 35 chilometri che collegano il Mincio all’Adige attraversando Villafranca, Povegliano, Vigasio, Castel d’Azzano e Buttapietra.
Ed è qui che il paesaggio cambia in maniera più evidente. Le ondulazioni moreniche lasciano lentamente spazio alla pianura. La strada si appiattisce e comincia a seguire corsi d’acqua, canali. Non è un caso che questa ciclovia prenda il nome dalle risorgive: siamo nella fascia in cui l’acqua sotterranea riaffiora naturalmente in superficie, dando origine a fossi, piccoli corsi e ambienti umidi che per secoli hanno caratterizzato questa parte della pianura veronese.
Da questo momento il viaggio cambia ritmo.

Da Valeggio a Villafranca: strade bianche e pianura
La parte occidentale della Ciclovia delle Risorgive è forse quella più “gravel”.
Tra Valeggio e Villafranca si alternano tratti sterrati e stradine di campagna, con un fondo generalmente semplice ma abbastanza vario da rendere la pedalata divertente. Le descrizioni ufficiali indicano proprio questo primo tratto come prevalentemente rurale e sterrato. Intorno ci sono campi, filari, fossati e case sparse. Il paesaggio non ha più la verticalità delle colline attraversate poco prima.
Ora tutto sembra distendersi. Anche la bicicletta cambia passo. Si pedala più regolari, seguendo la lunga linea della pianura.
Poi, quasi improvvisamente, compare Villafranca.

Villafranca, Povegliano e il cuore delle Risorgive
Da Villafranca in poi il percorso diventa ancora più lineare.
La ciclovia attraversa Povegliano Veronese, una delle aree più interessanti dal punto di vista naturalistico.
Qui si trovano ambienti legati direttamente alle risorgive, come il Fosso Giona e l’Oasi della Bora, piccoli frammenti di quella pianura umida che un tempo era molto più diffusa. In bicicletta tutto questo si percepisce soprattutto attraverso l’acqua. Canali che accompagnano la pista.
Ponticelli.
Vegetazione più fitta. Tratti nei quali il percorso sembra quasi incassarsi tra gli alberi. È uno dei momenti nei quali il rumore delle strade scompare completamente.
Resta quello delle ruote e dell’acqua.
Castel d’Azzano: la pianura diventa verde
Avvicinandosi a Castel d’Azzano il percorso resta quasi completamente pianeggiante.
Qui la Ciclovia delle Risorgive corre prevalentemente su sede propria e asfalto, rendendo la pedalata molto scorrevole.
Ma il paesaggio continua a essere tutt’altro che urbano. A Castel d’Azzano si trova anche il parco delle Sorgenti del Castello, con le risorgive e Villa Violini Nogarola, un altro segno di quanto l’acqua abbia determinato la storia e la forma di questa parte della provincia. Qui siamo ormai nel cuore della bassa pianura veronese. Le colline sono lontane. Il cielo sembra più grande.
E le strade diventano lunghissime.

Verso Zevio: arriva l’Adige
Procedendo verso est si arriva infine al punto in cui la Ciclovia delle Risorgive incontra l’Adige, nella zona tra San Giovanni Lupatoto e Zevio.
È un passaggio importante. Perché ancora una volta cambia completamente il carattere del percorso. Le strade agricole lasciano spazio all’argine. Il fiume diventa il nuovo riferimento.
Da Zevio verso Verona esistono diversi percorsi ciclabili e sterrati che seguono entrambe le sponde dell’Adige. Il tratto è sostanzialmente pianeggiante, alterna sterrato e asfalto ed è uno dei collegamenti cicloturistici più naturali tra la bassa veronese e la città.
Si entra così in uno degli ambienti più belli dell’intero giro.

Lungo l’Adige verso Verona
Seguire l’Adige significa tornare a pedalare nel verde.
La pista attraversa zone di campagna, boschetti e vecchie corti rurali. Più avanti si incontra il Parco dell’Adige Sud, un lungo corridoio naturale che porta verso Verona passando anche dalla zona di Villa Buri.
Il Comune di Verona descrive proprio questo tratto come un facile sterrato lungo il fiume, immerso in un ambiente fluviale che conserva ancora zone umide e vegetazione spontanea. È difficile pensare di essere ormai alle porte della città.
Per diversi chilometri il paesaggio rimane quasi completamente naturale.
L’Adige scorre accanto. Gli alberi chiudono la vista. Poi poco alla volta ricompaiono case, ponti e quartieri.
Verona è vicina.

Attraversare Verona senza abbandonare la bicicletta
Uno degli aspetti più interessanti dell’anello è proprio la possibilità di attraversare il territorio veronese sfruttando una rete di percorsi che si collegano tra loro.
Dall’Adige Sud si entra nella città, ma senza che il viaggio perda completamente il suo carattere cicloturistico.
Il fiume continua a fare da guida. Superata Verona, il percorso punta nuovamente verso ovest, cercando ancora ciclabili e strade secondarie. È la parte conclusiva del giro.
E dopo quasi ottanta chilometri il paesaggio comincia curiosamente a diventare familiare.

Di nuovo verso Bussolengo
A ovest di Verona ritorna il sistema di ciclabili che segue il Canale Camuzzoni e poi l’Adige verso Chievo e Bussolengo.
È un collegamento molto utilizzato anche negli itinerari diretti verso il Garda: dalla città è infatti possibile seguire la ciclabile del Camuzzoni fino a Chievo e continuare poi verso Bussolengo.
Ed è qui che l’anello comincia davvero a chiudersi. Dopo le colline di Sandrà, le risorgive di Povegliano, la pianura di Castel d’Azzano, gli argini di Zevio e il verde dell’Adige Sud, si torna nuovamente verso il punto di partenza.
Ma la sensazione è di aver percorso molto più di 80 kilometri. Perché in una sola giornata abbiamo attraversato quasi tutti i paesaggi della provincia veronese.

Un anello, tanti territori
Il dato tecnico dice più o meno 80 chilometri e circa 330 metri di dislivello positivo.
Ma racconta poco.
La vera caratteristica di questo percorso è un’altra. È partire vicino all’Adige, ritrovarsi tra i vigneti, scendere nella pianura, seguire le risorgive, pedalare accanto ai canali, raggiungere nuovamente il grande fiume e usarlo per tornare verso Verona.
Il tutto evitando, per quanto possibile, le grandi strade. È questo che rende interessante il cicloturismo nella provincia veronese. Non serve necessariamente cercare una grande ciclovia. A volte basta collegare quelle che già esistono.
E lasciare che sia il paesaggio a raccontare il viaggio.
Distanza: 81 km
Dislivello positivo: circa 330 m
Fondo: asfalto, ciclabili, strade bianche e sterrati facili
Bicicletta ideale: gravel o trekking
Difficoltà: media per la distanza, tecnicamente facile
Percorso: Bussolengo – Sandrà – zona Valeggio – Villafranca – Povegliano – Castel d’Azzano – Zevio – Verona – Bussolengo
