Da Bologna a Ravenna in bici
Affrontare la Via del Mare, da Bologna a Ravenna in bici gravel significa attraversare un microcosmo di paesaggi in mutamento, dove ogni tratto racconta una storia diversa. È un viaggio cicloturistico che si sviluppa lungo il corso del canale Navile e del fiume Reno, per poi immergersi nelle valli salmastre del Delta del Po, prima di giungere alle pinete costiere e infine al mare. Un percorso adatto a chi cerca ritmo lento, immersione nella natura, e una buona dose di autonomia.
Dalle chiuse di Bologna ai canali di bonifica
Il viaggio inizia all’uscita nord della stazione di Bologna, dove si accede alla Ciclovia del Navile, subito fuori dal traffico urbano. Il fondo alterna terra battuta ben pressata e tratti di asfalto, con un totale di circa il 58% su sterrato. Si tratta di un percorso facile ma non banale, adatto a chi ha già familiarità con tracciati misti e bici gravel.
Attraversando campagne ordinate e vie secondarie, si raggiunge Villa Smeraldi, sede del Museo della Civiltà Contadina. Una prima pausa qui è d’obbligo: nel parco ci sono tavoli ombreggiati, perfetti per una sosta rigenerante. Pochi chilometri dopo, nel centro di Bentivoglio, si trovano fontanelle, bar e un piccolo borgo che vale una visita, con il Castello Bentivoglio e il Palazzo Rosso a fare da cornice.
da Bologna a Ravenna in bici, tra oasi naturali e argini agricoli
Proseguendo verso nord si incontrano le prime deviazioni su strade promiscue, come via Saletto e SP20, dove il traffico è scarso ma richiede comunque attenzione. Superato questo tratto si accede all’Oasi La Rizza, ex risaia trasformata in zona umida protetta. Qui la ciclabile si fa intima, accompagnata dal canto degli uccelli acquatici e da specchi d’acqua popolati da aironi e garzette. Non ci sono servizi, quindi conviene portare snack e acqua.
Dopo Malalbergo, antico porto fluviale oggi ridotto a qualche bar e panchina, il tracciato svolta verso l’argine del fiume Reno. Inizia qui una lunga pedalata tra pioppi e campi di grano, su fondo misto di ghiaia e erba rasata, ideale per bici gravel. Lungo l’argine si alternano tratti asfaltati (65%) e sterrati (35%), sempre ben tenuti, anche se dopo piogge intense possono diventare fangosi.
Poco prima di Argenta si trovano aree attrezzate per ciclisti, con pompe per gonfiare le gomme e pannelli informativi. Le fontane sono rare: una è segnalata a Sant’Agostino, un’altra a Bentivoglio. Si consiglia di evitare le ore centrali nelle giornate estive e portare sempre un cappello e scorta d’acqua.
Da Argenta alla Valle Santa: inizia il Delta
Superata Argenta, e visitato il suggestivo Museo della Bonifica di Saiarino – monumento di archeologia industriale – il percorso segue il Reno verso est. A Sant’Alberto, un piccolo traghetto a fune consente di attraversare il fiume e accedere alla sponda nord, dove ha inizio il tracciato Reno-Primaro. Si tratta di una strada bianca ben battuta che corre tra il fiume e le Valli di Comacchio, completamente priva di auto.
Il paesaggio è straordinariamente aperto, con il cielo che si riflette nelle acque basse delle valli. In questo tratto è possibile avvistare fenicotteri rosa, aironi e addirittura cavalli bianchi allo stato brado nell’Oasi di Boscoforte. Non ci sono fontanelle: l’ultima possibilità di rifornimento è il bar accanto al Museo NatuRa a Sant’Alberto.
L’Argine degli Angeli: un cammino sospeso sull’acqua
Dopo dieci chilometri si raggiunge Volta Scirocco, da cui parte il celebre Argine degli Angeli, definito una delle ciclabili più belle d’Italia. Lungo 5,4 km, è un camminamento in ghiaia finissima largo poco più di due metri, sospeso tra la Valle Furlana e la Valle Magnavacca. Percorrerlo in bici gravel è una esperienza di sospensione tra cielo e acqua. Nessun punto di ristoro, nessun riparo, ma panorami che sembrano venire da un altro pianeta.
Sulle salicornie si posano fenicotteri, mentre il silenzio è interrotto solo dal fruscio delle ruote. È importante prestare attenzione: l’argine è stretto e affollato nei weekend. Si consiglia di pedalare lentamente, con pneumatici larghi e uno spirito di rispetto per questo ambiente fragile.
Bologna, Ravenna in bici, direzione mare: dune, pinete e pescatori
Al termine dell’Argine degli Angeli si attraversano le Vene di Bellocchio e, superata la SS 309 Romea grazie a un sottopasso ciclabile, si entra nella pineta di Marina Romea. Da qui il percorso si snoda tra pinete costiere, capanni di pesca e strade sterrate che conducono a Porto Corsini, dove un altro traghetto gratuito per ciclisti consente l’attraversamento verso Marina di Ravenna.
Chiudere la giornata sul mare, dopo oltre 120 km di pedalata, offre un senso di compimento unico. Per chi lo desidera, è possibile rientrare a Bologna in treno da Ravenna, grazie all’intermodalità bici+treno.
Consigli utili per chi affronta la Via del Mare
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Ideale in primavera e autunno. In estate serve protezione dal sole, in inverno attenzione al fango.
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Portare acqua, snack, kit di riparazione. Le fontanelle sono rare.
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Le bici gravel o trekking sono perfette per affrontare i fondi misti.
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Traccia GPS raccomandata, alcuni tratti non sono ben segnalati.
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Occhio al vento lungo l’Argine degli Angeli e nella zona delle valli.
Conclusione
La Via del Mare da Bologna a Ravenna in bici gravel non è solo un percorso ciclabile, è una narrazione lenta della pianura emiliana. Offre a ogni cicloturista l’occasione di vivere il paesaggio come parte del viaggio, pedalata dopo pedalata, lungo strade che raccontano la bonifica, il lavoro contadino, e l’armonia possibile tra uomo e natura.
