Traversata in bici nel deserto
Viaggiare in bicicletta attraverso i deserti più ostili del pianeta non è solo un’impresa sportiva. È una sfida esistenziale. Questo lo sa bene Lorenzo Barone, che ha percorso la traversata in bici nel deserto per 902 km, nel cuore del Sahara, attraversando uno dei luoghi più remoti e inospitali della Terra: la Depressione di Bodèlè, nel nord del Ciad.
Non c’erano strade, né punti di ristoro. Solo sabbia, vento e temperature che hanno raggiunto i 50°C. Un ambiente estremo, conosciuto per essere la zona più polverosa del mondo, dove la sabbia alimenta perfino la vita dell’Amazzonia. Qui, Lorenzo ha pedalato con una fat bike di quasi 90 kg, caricata con tutto l’indispensabile per sopravvivere: acqua, cibo liofilizzato, strumenti di navigazione e il materiale per raccogliere campioni di polvere sahariana per una ricerca scientifica sulle diatomee.
Il suo viaggio non era soltanto una spedizione ciclistica estrema. L’obiettivo era anche quello di raccogliere prove tangibili della connessione climatica tra Africa e Sud America, dimostrando come le polveri del Sahara attraversano l’Atlantico per nutrire il suolo dell’Amazzonia.
Al suo fianco, nei primi 431 km, c’era Davide Barbé. Ma le condizioni fisiche hanno avuto la meglio: esausto, ha deciso di fermarsi e supportare Lorenzo da remoto in caso di emergenza. Il vero viaggio solitario è cominciato da lì. Lorenzo ha affrontato 478 km in solitaria, di cui 278 completamente off-road nella Bodèlè. La sabbia, fine come farina, rendeva impossibile avanzare in sella: spesso spingeva a piedi la bici, percorrendo meno di 3 km/h.
La depressione di Bodèlè, un antico lago prosciugato, oggi è uno scenario surreale e disumano. Nessuna vegetazione, nessuna ombra, nessuna vita. Solo vento e calore. Una zona tanto remota che è stata raramente attraversata, perfino dai mezzi motorizzati. Per i cicloturisti più estremi, rappresenta l’ultima frontiera.
Visualizza questo post su Instagram
Lungo il percorso, Lorenzo ha iniziato a soffrire: sangue nelle urine, formicolii muscolari, disidratazione e allucinazioni. A soli 8 km da un villaggio, esausto e vicino al collasso, ha premuto il tasto SOS del GPS satellitare e si è rifugiato sotto un telo. Dopo ore d’attesa, è stato raggiunto da Davide, che lo ha tratto in salvo. L’immagine di lui seduto, stremato, accanto a bottiglie d’acqua, è diventata simbolo di quanto un uomo possa resistere se guidato dalla determinazione.

Nel volo di ritorno, tra i turisti infastiditi da piccoli disagi, Lorenzo non poteva smettere di pensare ai bambini del Ciad visti durante il viaggio: a frugare tra i rifiuti per trovare da mangiare. Un contrasto che ha lasciato il segno. La sabbia non ha solo graffiato la pelle, ma anche la coscienza.
Questa traversata nel Sahara è solo l’inizio. Lorenzo ha annunciato l’ambizioso progetto “DUST – La Via della Sabbia”, una spedizione che seguirà il viaggio delle polveri sahariane attraverso il globo, tra ricerca, documentazione e resistenza umana.
Per chi ama viaggiare in bicicletta, queste storie rappresentano molto più di un’avventura. Sono viaggi che spingono al limite, in territori dove l’unico compagno è il silenzio e la determinazione è l’unico carburante. Lorenzo ha tracciato una nuova rotta: non tra due città, ma tra due continenti collegati dalla sabbia.
